| |||||||||||||||||||
| Home Notizie Storia Archivio storico Incontri Domenicali Esperienze Educative Libri Progetti Condivisi Echi di Stampa e-Link Contatti | ||||
| RICERCA | Y '54 '55 '56 '57 '58 '59 '60 '61 '62 '63 '64 '65 '66 '67 '68 '69 '70 '71 '72 '73 '74 '75 '76 '77 '78 '79 '80 > | NOTIZIARIO VEGLIE |
|
E’ la prima visita pastorale fatta alla nuova parrocchia dell’Isolotto, eseguita da monsignor Florit vescovo coadiutore del cardinale Elia dalla Costa Arcivescovo di Firenze. In questo documento si fa presente l’orientamento pastorale della parrocchia e il resoconto del lavoro svolto dal 1954 al 1959. Il vescovo Florit divenuto poi titolare della diocesi non si è più fatto vivo all’Isolotto nonostante l’invito ripetutogli dai sacerdoti |
||||
|
PARROCCHIA Madre delle Grazie” I S O L O T T O FIRENZE Ecc.za. Rev.ma, prendo occasione dal dovere che mi compete, in occasione della Sua graditissima visita pastorale, per soddisfare anche ad una necessità derivante dalla viva coscienza della Sua autentica Paternità e d'altro canto della limitatezza della mia missione. Desidero dunque sottoporLe il lavoro svolto prima da solo e poi in stretta collaborazione con il Vicario Cooperatore, in questi cinque anni di vita della Parrocchia dell'Isolotto. Innanzi tutto va notato che la fisionomia della nostra parrocchia riveste un carattere di eccezionale partioo1arità, rispetto alle altre, per il modo come è nato e come vive l'agglomerato umano in cui essa s'inserisce. L'Isolotto è nato come d'incanto 6 novembre 1954. La gestazione, seppur affrettata, che caratterizza ogni altra zona della città e che serve a produrne la fisionomia sociale, è qui completamente mancata. L'Isolotto si è presentato all'inizio come un terreno "vergine" sul quale occorreva impostare i1 1avoro apostolico che non poteva che essere lavoro "missionario"; tale fu 1'intuiz1one del Card. Arcivescovo e la sua espressa volontà, tale è stata fino ad ora la mia linea di condotta. Si trattava dunque non tanto di perfezionare una fisionomia religiosa già più o meno esistente o definita; ma di crearla di sana pianta. Ho sentito grandemente tale responsabilità ed ho creduto in coscienza che fosse mio dovere non tanto di dedicarmi ai partioolar1 ed alle rifiniture, quanto più invece alla costruzione dei fondamenti. Quella dei partioolar1 mi sembrava che costituisse per me la tentazione pericolosissima comune ad ogni missionario di ricercare l'ottimo a scapito del vero bene; di imporre la mia attività a scapito di quella di Dio; di favorire e soddisfare i bisogni più immediati di alcuni fedeli o gruppi di fedeli, a scapito dei bisogni più vasti e permanenti di tutta la comunità parrocchiale ed in particolare dei lontani; di curare le poche peoore11e fedeli (con un lavoro colmo di soddisfazioni pastorali), scansando il faticosissimo lavoro della ricerca dei lontani (privo spesso di ogni soddisfazione, senza frutti v1sibili immediati, carico anzi di umiliazioni e di apparente inutilità). Fino ad ora ho dunque cercato di costituire le basi sulle quali poter iniziare un vero e proprio lavoro di rifinitura, che del resto è già incominciato; ma che sopratutto dovrà essere condotto e potenziato nel futuro più o meno prossimo, se e come Dio lo vorrà. Alcuni aspetti di tale lavoro sono ben valutabili e visibili, altri meno o quasi punto; comunque si è cercato che tutti gli aspetti fossero ben orientati e proporzionati alla costruzione della quale devono servire e cioè alla costruzione di una comunità parrocchiale; una comunità quindi basata sul principio unificatore della Paternità divina e su quello conseguente della comune fraternità operante nel Corpo Mistico di Cristo, famiglia di Dio, reso visibile attraverso la società ecclesiale. Prima di tutto quindi abbiamo cercato di vivere e testimoniare, attraverso la nostra vita sacerdotale, nella ubbidienza alla chiesa, la paternità di Dio e la fraternità universale di Cristo. Abbiamo cercato di essere tutto a tutti, cercando il distacco da tutto per poter donare tutto,nello spirito missionario. Si sono favoriti i contatti diretti con tutti i parrocchiani; si è cercato di essere sempre loro disponibili; di non lasciarsi accaparrare da nessun gruppo in particolare, fosse pure un gruppo di persone religiose (ed abbiamo dovuto costatare in realtà che erano più settarie che religiose quelle che avrebbero voluto accaparrarci e che ci rimproveravano e ci rimproverano di esser troppo vicini ai lontani); di non lasciarsi accaparrare tanto meno da organizzazioni o interessi. Abbiamo accuratamente evitato tutto ciò che poteva. produrre fratture dell’ambiente sociale e religioso, fratture che avrebbero potuto essere irreparabili. Non si è potuto risolvere, come altre parrocchie, il problema della stampa cattolica perché in genere i giornali cattolici sono adatti per ambienti già formati, in cui esistono già correnti di idee, non per il nostro ancora vergine; si è 1nvece cercato di rimediare con frequenti circolari. Si è limitato all'indispensabile (sui principi credo che non siamo mai venuti meno alla fedeltà alla Chiesa) la nostra azione in occasione delle elezioni politiche ed abbiamo perfino evitato il formarsi in seno alla parrocchia di gruppi di assistenza che avrebbero diviso in assistenti ed assistiti, curando, invece, di indirizzare i parrocchiani e di attuare noi stessi una forma di aiuto veramente fraterno perché fatta da cuore a cuore, evitando l’umiliazione della beneficenza organizzata. Sia chiaro che fino da principio abbiamo esplicitamente affermato che non ci saremmo mai opposti al libero costituirsi di associazioni parrocchiali, le quali avrebbero sempre potuto contare su1 nostro contributo spirituale. Con ciò si crede di aver veramente evitato il formarsi di un cuscinetto intorno alla parrocchia ed al prete, che avrebbe impedito a tutti gli altri, buoni o cattivi, di sentirsi o di poter divenire parte integrante della parrocchia. E' stato difficile tener duro, ma intanto sta già formandosi un complesso di persone, vasto ed impreciso nei contorni, ma ben nutrito e vivo, di persone che non avrebbero mai avvicinato intimamente ed attivamente la parrocchia attraverso le associazioni o le opere, che stanno invece comprendendola nel suo spirito e sulla base delle quali sarà possibile lavorare in qualsiasi senso, anche organizzativo; a riprova di ciò sta il fatto che sono già nate alcune organizzazioni i cui membri sono pieni di vitalità, proprio perché si sentono pienamente responsabili del loro operato per aver vinto la terribile mentalità o tentazione di scaricare sulle capacità organizzative, attivistiche, insomma umane del prete, la maggior parte delle responsabilità. Non abbiamo inoltre creduto opportuno, fino ad ora, di affrontare in pieno il problema del catechismo ai fanciulli in parrocchia. Il problema è certamente importantissimo; ma crediamo opportuno considerare la sua piena soluzione come punto d'arrivo. Credo che, comportandoci diversamente avremmo realizzato un dispendio enorme di energie, senza reali possibilità, creando oltretutto nei genitori, primi responsabili dell'educazione religiosa dei figli, la illusione che la parrocchia era sufficiente a provvedervi e che quindi avevano assolto il loro compito nel mandarli in parrocchia. In compenso abbiamo curato l'insegnamento del catechismo presso le scuole elementari, dove possiamo avvicinare tutti i ragazzi della parrocchia, nell'ambiente più adatto per un proficuo apprendimento. Inoltre ci siamo dedicati con molta cura alla preparazione dei fanciulli per la prima Comunione e la Cresima con un corso di cinque mesi consecutivi presso la parrocchia. Ma già da qualche tempo abbiamo incominciato a fare un'ora di catechismo tutti i giorni in parrocchia, alternando i ragazzi, in modo che tocchi ad ogni classe almeno una volta alla settimana. Così pure consideriamo come punto d'arrivo la catechesi agli adulti e stiamo seriamente pensando ad una forma che raccolga non soltanto le solite vecchierelle che vengono perché non hanno altro da fare, ma soprattutto la parte viva della popolazione. Molta importanza ed impulso abbiamo dato fino da principio alla Liturgia, compresa ivi la predicaz1one, convinti che la comprensione e la .partecipazione viva allo spirito ed alla pratica della Liturgia e la vita liturgica siano il fondamento basilare della Comunità cristiana; per questo abbiamo limitato al minimo indispensabile ogni altra forma di culto, perché risaltasse l'importanza, 1a bellezza e la validità di quella. Spero di esser riuscito a sottoperLe un quadro chiaro, fedele e completo del nostro lavoro apostolico; mi tengo comunque a disposizione per qualsiasi chiarimento o precisaz1one. Devotamente ossequiando anche a nome del Vicario Cooperatore e di tutti i parrocchiani obb.mo (sac. Enzo Mazzi parroco) Firenze, dalla parrocchia di S.M.Madre delle Grazie all'Isolotto il 12 novembre 1959.
| ||||