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Questo documento è il frutto dell’impostazione pastorale che si era data la nuova parrocchia dell’Isolotto per stabilire un nuovo rapporto all’interno della parrocchia considerata come comunità di fratelli, come famiglia.

    Il depliant fu distribuito non una volta sola nella parrocchia sia durante le celebrazioni liturgiche, sia approfittando della benedizione delle case, sia facendolo pervenire a tutte le famiglie nella cassetta della posta.

     Nonostante questa distribuzione capillare si è notata soprattutto all’inizio una certa difficoltà da parte di un certo numero di fedeli a superare la vecchia mentalità del “do ut des”, per cui era necessario tornare sull’argomento personalmente quando se ne offriva l’occasione facendone oggetto di catechesi.

   
   

PARROCCHIA DI S. MARIA MADRE DELLE GRAZIE

I S O L O T T O   F I R E N Z E

 

 

     I Sacerdoti di questa parrocchia offrono ogni giorno a Dio la Messa e il Divino Ufficio per tutti i parrocchiani, senza esclusione o restrizione alcuna, per le loro necessità spirituali e corporali e per i loro defunti.

       Chi lo desidera può chiedere che le proprie intenzioni vengano esplicitamente presentate al Signore; ma non è possibile chiedere la celebrazione o la applicazione della Messa solo per sé; e non si possono fare,in alcun modo, offerte dirette: né per la celebrazione della Messa, né per l'amministrazione dei sacramenti, né per l’espletamento di altre mansioni sacerdotali, né per alcun altro motivo.

        In tal modo i Sacerdoti sono indotti a vivere più perfettamente e ad esprimere meglio la loro missione nella Chiesa, che è missione di paternità, quindi di amore disinteressato e universale

      Al tempo stesso è offerta ai Fedeli la possibilità di esprimere meglio il loro vicendevole amore fraterno, che proprio li deve qualificare come discepoli di Cristo.

      Infatti non si fa più differenza fra chi, essendo ricco, può far celebrare molte Messe e ottenere particolarità nei riti liturgici, e chi, essendo povero, non può far celebrare le Messe e deve accontentarsi di riti esteriormente più. semplici.

      Il danaro, così, non serve più ad affermare o a sostenere l' individualismo religioso, tanto contrario alla missione unificatrice della Chiesa, eppure così diffuso e radicato da apparire come. una delle più rovinose piaghe della nostra epoca.

        Infatti il Fedele non contribuisce più alle spese della Chiesa in vista di un proprio interesse, anche se spirituale; cioè non in proporzione al numero delle messe che ha fatto celebrare per proprio conto, né in relazione alle spese che la Famiglia parrocchiale ha sostenuto per lui. Il Fedele non è più tanto soggetto alla tentazione di "pagare" la "sua" messa, o il matrimonio o il funerale o altre prestazioni dei sacerdoti; egli non si sente più "sdebitato", per aver compensato ogni"disturbo" con una offerta adeguata; si trova aiutato a uscire da un certo modo corrente di considerare la Chiesa alla stregua di una azienda commerciale, di fronte alla quale egli si poneva nell'atteggiamento del cliente.

       Il Fedele, impedito a contribuire per motivi troppo individualistici, incomincia a comprendere meglio il valore della sua presenza responsabile nella Chiesa; capisce finalmente che il suo vero debito verso la Chiesa e i sacerdoti deriva esclusivamente dal dono della Vita, che egli riceve proprio dalla Chiesa, per le mani dei sacerdoti.

        Il Fedele è invitato concretamente a vedere nella Chiesa la sua "vera” famiglia; nei suoi sacerdoti, il padre o la madre; negli altri fedeli (specialmente nei più poveri), i suoi veri fratelli. E' invitato a comportarsi da vero fratello e da autentico figlio; a sentirsi corresponsabile della propria famiglia e dei suoi bisogni; a donare se stesso per amore,

attraverso tale corresponsabilità, sull'esempio dei suoi sacerdoti. Come un vero figlio prova finalmente la incapacità di sentirsi sdebitato e quindi tranquillo finché un solo fratello soffre o è in bisogno.

       I suoi contributi allora divengono il segno del suo amore e l'amore ne rimane l' unica misura e anche l'unico motivo.

      Tutto questo si realizza meravigliosamente attraverso 1’atto sacro dell'offerta del proprio danaro durante la Messa domenicale, atto col quale i cristiani .partecipano attivamente all'Offertorio della Messa.

      Non si tratta ora di fare un'elemosina di sovrappiù, che non si offrirebbe a un accattone e che non si sa quale valore abbia nel novero misterioso delle entrate della .parrocchia.

     Si tratta invece di un elemento sostanziale di .partecipazione alla Messa. Si tratta di esprimere la propria libera disponibilità a Dio e ai fratelli, attraverso la donazione di qualcosa che incide effettivamente sulle proprie finanze e che sarà sicuramente decisivo per il sostentamento dei poveri, prima di tutto, poi dei sacerdoti e per le altre spese della parrocchia.

        Questi aspetti della vita della nostra Famiglia parrocchiale, sono maturati attraverso una intima unione fra i sacerdoti e i fedeli, nel desiderio di corrispondere meglio ai precetti del Signore, alla genuina Tradizione della Chiesa e alle attese del mondo. Ma sono anche il frutto di un molteplice incontro di circostanze favorevoli. Questo incontro, se da una parte ci ha chiaramente indicato la particolare Volontà di Dio nei nostri riguardi, dall'altra ci impedisce ogni giudizio.

 


 

DAL VANGELO DI S. MATTEO, 10,6-10

“Andate alle pecore sperdute e durante il viaggio predicate dicendo:il Regno dei cieli è vicino.. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date. Non prendetene né oro né argento nelle vostre cinture: né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né calzari, né bastone; perché l'operaio merita il suo nutrimento”.

 

DAL VANGELO DI S. GIOVANNI, 13,34-35

“Vi do un comandamento nuovo, che vi amiate a vicenda: amatevi l'un l'altro come io ho amato voi. Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni verso gli altri".

 

DAGLI ATTI DEGLI APOSTOLI, 4,32-35

“Nella prima Comunità cristiana di Gerusalemme, la moltitudine dei credenti aveva UN cuor solo e un'anima sola: né vi era chi dicesse suo quel che possedeva, ma tutto era fra loro comune. E non v'era alcun bisognoso fra loro, perché quanti possedevano terreni e case, li vendevano; poi preso il prezzo delle cose vendute, lo deponevano ai piedi degli Apostoli, e si distribuiva a ciascuno secondo il suo bisogno".

 

DALLA PRIMA LETTERA DI S. PAOLO AI CORINTI, 9, 14-18

“A quelli che annunziano il Vangelo, il Signore ha dato il diritto di vivere del Vangelo. Io però non mi sono mai valso di tale diritto; e se scrivo tutto questo non è allo scopo di rivendicarlo da voi; sarebbe meglio per me piuttosto morire! No, nessuno mai mi toglierà questo vanto. Se annunzio il Vangelo non è per me una gloria, è una necessità che m’incombe; guai a me se non annunziassi il Vangelo! E qual’è la mia ricompensa? Predicare gratuitamente il Vangelo che annunzio, rinunziando al diritto che il Vangelo mi dà”.