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In questa omelia si cerca di dare una spiegazione sul modo con cui si è cercato fin dall'inizio di impostare la pastorale nella nuova parrocchia. Sono quattro anni che è stato iniziato questo lavoro e solo un anno dalla consacrazione della chiesa con l'uso dell'altare volto verso il popolo. Anche se ciò era stato fatto con l'autorizzazione del cardinale Elia Dalla Costa, alcune persone, abituate ad una partecipazione individuale alla liturgia e ai sacramenti, trovavano difficoltà di fronte a questo intento comunitario che si stava cercando di dare alla vita della parrocchia.

   
   

 

Vangelo del 12 Aprile 1959 


Dalla lettura del Vangelo abbiamo sentito Gesù proclamare un aspetto bellissimo della sua missione, cioè quella di pastore. Gesù però sappiamo non è soltanto pastore, ma, anche forza, nostro sostegno e nostra grazia; ma un aspetto molto importante è anche questo: Pastore.


Dice Gesù:"Io sono un pastore vero", non sono uno che lo fa per mestiere e quindi le proprie pecore gli interessano relativamente. Io sono un pastore a cui appartengono le pecore, a cui interessano le pecore, ed è pronto a dare la propria vita per la salvezza del gregge.


Ma dopo che Gesù è asceso al cielo chi potrà continuare una missione così grande? Chi avrà il coraggio di continuare a dare la vita per le proprie pecore?
A questo riguardo Gesù ha istituito il sacerdozio.


Ogni sacerdote è continuatore della missione di Gesù, di tutta la missione di Gesù. Quindi ogni sacerdote è pastore soltanto attraverso Gesù, e per continuare questo aspetto della missione di Cristo deve essere pastore buono e vero, non mercenario, non un pastore assoldato o stipendiato. Deve essere pronto a dare la vita per le proprie pecore, deve amarle come un padrrre ama i propri figli, e deve essere padre vero se vuole continuare la missione di Cristo. Perché Gesù li ha chiamati per questo, perché continuassero la sua missione.


E' su questa linea che ogni prete cerca di orizzontarsi, ma non sempre vi riesce, oppure non sempre viene compreso come tale il suo modo di agire.
Sono 4 anni che noi siamo in mezzo a voi per continuare questo aspetto della missione di Cristo, di pastori. In questi 4 anni abbiamo cercato di guidarvi secondo le nostre possibilità e capacità. Abbiamo soprattutto cercato di guidarvi verso Cristo; e in questo desiderio, in questa ricerca della vita cristiana abbiamo messo tutto il nostro amore, tutto il nostro grande amore verso voi e verso Dio. Vi abbiamo amati e vi amiamo come figli anche se per molti di voi la nostra età ci porrebbe più sotto l'aspetto di figli che di padri. Lo abbiamo fatto ugualmente come veri padri perché tale è l'amore che sentiamo per voi.


.Abbiamo cercato di attuare ciò che in coscienza credevamo più opportuno per 11 bene di tutti, per il bene della nostra Parrocchia e di tutta la Chiesa. Qualcuno ha apprezzato il nostro atteggiamento, qualcuno meno.
Qualche volta è stato frainteso, qualche altra è stato criticato, anche se benevolmente.
Spesso ho sentito dire: "Questi preti moderni che vogliono cambiare tutto, ecc. ecc. - Hanno rovesciato l'altare, speriamo che non rovescino anche la Chiesa. - Ed è benevolmente che qualcuno l'ha netto, ma questo atteggiamento è un fraintendere la nostra missione .


La nostra ricerca non è stata in questo senso. Non abbiamo cercato di essere moderni, ce ne infischiamo altamente di essere moderni o mostrarci come tali. Questa non è la nostra linea. Il nostro atteggiamento è stato soltanto la ricerca di un adeguamento alla nostra coscienza. Attuazione di ciò che noi credevamo che fosse meglio per tutta la Parroccl1ia e per la Messa; ma non soltanto credevamo: Abbiamo attuato ciò di cui siamo sicuri che è meglio per la Messa in particolare e la Chiesa in generale . Vedete, qualcuno ha detto: "Sì, va bene, ma però non è più lo stesso cristianesimo, ecc..." e ciò non soltanto in relazione al nostro atteggiamento, ma in relazione anche ad alcune modificazioni fatte dalle Autorità ecclesiastiche stesse, tipo digiuno Eucaristico ecc.


"Non è più la stessa religione, ma qui si cambia tutto" hanno detto alcuni.
Chi la pensa in questo modo è evidente che ha frainteso tutto, sia la
missione di Cristo che quella dei sacerdoti continuatori in Cristo.
Le modificazioni infatti possono essere classificate sotto un duplice aspetto.


Ci sono le modificazioni esteriori, fatte per estetismo e basta, come per esempio dopo un certo numero di anni dalla sepoltura di un defunto, i parenti prendono le ossa e le mettono da una cassa grande in una piccina, in un loculo. Questa è una modificazione esteriore, potremmo quasi dire un rimodernamento esteriore, perché di sostanziale non cambia nulla..

Il nostro adeguamento non è su questo piano. Non è sul piano della modificazione esterna.
C'è poi un altro tipo di modificazione che non è puramente esteriore, ed è questa:
Ogni anno le piante subiscono dei cicli; vi è l'estate col rigoglio della natura, poi c'è l'autunno nel quale la natura ci dona i suoi frutti, quindi l'inverno durante il quale le piante- si addormentano, e, finalmente dopo l'inverno le piante cominciano a gettare fuori fiori in una vitalità meravigliosa. E' la primavera!


Queste non sono modificazioni. La radice dell'albero rimane la stessa, il tronco pure, però quale vitalità diversa nella piarita nell'autunno, nell'estate nella primavera, da quella-dell'inverno quando le piante tutte dormono.
Questa modificazione credo che sia la più adatta per classificare il nostro atteggiamento, il doveroso nostro atteggiamento di Cristiani e di preti. Il nostro Cristianesimo è un Cristianesimo un po' d'inverno, un poco addormentato. E' un Cristianesimo addormentato; la radice e il tronco sono ben solidi, perché la radice e il tronco sono Cristo e Cristo non può cambiare. "Io sono la vite" disse Gesù, "e voi siete i tralci".


Nella vite il tronco centrale non perderà mai la sua vitalità. Possono cambiare le stagioni, può cambiare la storia quanto vuole, il tronco che è Cristo rimane solido, ben piantato, perché egli non modifica, non cambia, Egli vive nella gloria del Padre, eternamente. Quindi non abbiamo da temere per quanto riguarda le radici e il tronco sul quale siamo uniti - Però noi siamo i tralci, le foglie, i frutti, e la nostra vitalità durante la storia può modificare, sarebbe sciocco pretendere diversamente. Ed effettivamente modifica, anzi, è necessario che modifichi. Una pianta che vivesse sempre in clima estivo, sempre con un sole picchiante, seccherebbe immediatamente. La pianta, come ogni organismo, ha bisogno del fluttuare delle stagioni - Così l'umanità.

Quindi non c'è da meravigliarsi se ci sono delle modificazioni perché queste modificazioni non possono essere soltanto esteriori, volute per schiribizzo di qualche mente un po' troppo calda. Si tratta di modificazioni che implicano un riscoprimento del mistero di Cristo. Bisogna pensare e comprendere la necessità di adeguarsi al mistero di Cristo.
E' necessario riprendersi ogni tanto e ricercare nella rivelazione di Cristo i motivi che ci riportino ad una rivalutazione della nostra vita.


Quindi. il nostro atteggiamento di pastori è un atteggiamento che cerea di avvicinarsi il più possibile alle realtà nel1a nostra fède che forse finora erano state trascurate.
Sapevamo che l'altare era una tavola, ed invece l'abbiamo ridotto ad un baldacchino di cose superflue. E' logico che noi torniamo a presentare l'altare come una tavola. Sapevamo che attraverso l'Eucaristia Gesù ci affratella l'un l'altro, ma alla Messa ci comportiamo come se non lo fossimo, ecc. ecc. - Non così deve essere il nostro atteggiamento. E' giusto che continuiamo così? Non è giusto, perciò dobbiamo adeguarci alla realtà della nostra fede.

Se noi non ci comportassimo in questa maniera non saremmo continuatori di Cristo pastore, tradiremmo la missione ai Cristo e la nostra invece di realizzarla.
E' più questione di coscienza che di modernità. Qui si tratta di essere pastori o di non esserlo affatto. Si tratta di attuare o no la missione di Cristo.


Il prete non si fa prete per scansare delle responsabilità, come il benpensante è spesso propenso a credere, ma per attuare una responsabilità molto più grande, quella di diventare pastore non solo di una famiglia, ma di tutte le famiglie.
Come un padre non può comportarsi che secondo la propria coscienza, e non può guardare i figli a casaccio senza curarsi dove mette i piedi, senza pensare a quello che fa, così anche noi non possiamo comportarci che secondo la nostra coscienza.

Il Vangelo ci impone determinati atteggiamenti che non possiamo non tenere, tradiremmo il Vangelo se non li tenessimo.


Ripensiamo a questo, e non guardate troppo superficialmente ciò che noi stiamo facendo - Si tratta di una primavera - Bisogna rientrare nella primavera del Cristianesimo, con impegno, con energia, con amore, con lo stesso amore col quale Cristo ha iniziato la primavera del mondo attraverso la sua vita, la sua morte, la sua resurrezione e la discesa dello Spirito Santo.


I2 Aprile I959
Firenze, Parrocchia S. Maria delle Grazie