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Con la celebrazione della messa rivolta versoi fedeli come richiedeva fin dall'inizio (22 dicembre 1957) la collocazione dell'altare nella nuova chiesa dell'Isolotto, si faceva sentire in maniera macroscopica l'incongruità sia della lingua latina sia anche di alcuni gesti che, secondo il rituale, dovevano essere eseguiti dal sacerdote, gesti che esprimevano più il senso ripetitivo e magico piuttosto che quello sacro della celebrazione dei riti, in particolare della messa (inchini, genuflessioni, baci all'altare, segni di croce, ecc.). Per questo fino dal 1958 si iniziò l'uso di accompagnare la celebrazione della messa in latino con delle didascalie e delle traduzioni in italiano delle orazioni, letture e infine anche del canone della messa. Queste didascalie e traduzioni venivano lette da dei giovani attraverso un altoparlante mentre il sacerdote recitava le parti in latino sottovoce. In latino rimanevano le parti dialogiche fra sacerdote e fedeli. Ne è un esempio questa "messa per gli sposi".

   
   

 

DIDASCALIE E LETTURE PER LA MESSA DEGLI SPOSI

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ALL'INGRESSO DEL SACERDOTE:


Spesso si pensa che la Messa sia soltanto un rito o una cerimonia esteriore. Invece la Messa è sopratutto una cena alla quale ci ha invitati Dio che è vero Padre di tutti noi. Chi viene alla Messa deve credere nèlla presenza di questo Padre, che ci vuol bene tanto da volerci tutti uniti intorno a Lui; chi viene alla Messa deve pensare che gli altri cristiani presenti sono suoi veri fratelli e deve essere pronto a fare di tutto per amarli.


Perciò chi viene alla Messa e si comporta da spettatore, senza partecipare alle preghiere e agli atti di questa nostra famiglia riunita, egli in pratica offende l'Amore di Dio.


Chi conosce le preghiere e i canti, li dica ad alta voce, unendosi fraternamente agli altri; chi non conosce le preghiere più lunghe potrà almeno rispondere alla preghiera del sacerdote dicendo, ad alta voce il suo AMEN. Anche solo con questo egli esprimerà così la sua fede e il suo amore verso Dio e verso i fratelli.


COLLETT
O Signore, noi crediamo nel tuo amore di Padre; noi crediamo che tu ci hai resi fratelli fra noi, attraverso Gesù, tuo Figlio e nostro fratello maggiore. Purtroppo dobbiamo riconoscere che noi non riusciamo a ricambiare questo tuo amore, né riusciamo a volerci abbastanza bene fra noi. Aiutaci, o Signore, a superare un po' il nostro egoismo; aiutaci a comprendere gli altri, a perdonarli sempre e ad amarli come tu ci ami.
Oggi ti preghiamo in particolare per questi nostri fratelli...... che tu fra poco unirai in matrimonio.


EPISTOLA
Con le precedenti preghiere ci siamo rivolti al Padre. Adesso è il Padre che ci rivolge la sua parola.
Le due letture che faremo dalla Sacra Scrittura sono Parola di Dio. Esse vanno ascoltate con molta attenzione, come si ascolta la parola del babbo o della mamma.


LETTURA DI UN BRANO DELLA LETTERA DI S. PAOLO AI CRISTIANI DI EFESO:
fratelli: l'unione matrimoniale rappresenta l'unione di Gesù Cristo con la sua Chiesa. Infatti, tutti noi cristiani, che siamo la Chiesa, siamo uniti a Cristo, in modo vivo e vero come le membra del nostro corpo di carne, sono tutte unite al nostro capo. Tant'è vero che la Chiesa è proprio il corpo di Cristo.
Ora come la Chiesa sta soggetta al Cristo, così le mogli devono star soggette ai loro mariti. E voi, mariti, amate le vostre mogli come Cristo ha amato la chiesa. Pensate: Cristo ha amato la chiesa, che siamo noi, fino a dare se stesso per lei. Cristo, infatti, si messa degli sposi (2) è donato fino alla morte di croce, per santificare la chiesa, per purificarla e così farla comparire davanti a se splendida, come una sposa nel giorno del suo matrimonio, senza imperfezioni o rughe, ma anzi perfetta e santa.


Sull'esempio di Cristo, anche i mariti devono amare le loro mogli come il loro proprio corpo. Amando la moglie, in fondo il marito ama se stesso, perché la moglie è divenuta come un corpo solo col marito e nessuno ha mai odiato la propria carne; ma la nutre e la circonda di cure. Così ha fatto il Cristo verso la sua Chiesa: Egli ci ha amati come carne della sua carne, come membra vive del suo corpo.


Che il marito e la moglie sono come un. solo corpo è detto in questa frase della scrittura santa: "pertanto l'uomo lascerà padre e madre e si unirà alla propria moglie e saranno due in una sola carne".


L'unione fra il marito e la moglie è davvero un grande sacramento: esso rappresenta l'unione fra Cristo e la sua chiesa. E' per questo motivo che ciascuno di voi deve amare sua moglie come se stesso e che le mogli devono amare i mariti.
DEO GRATIAS
 


VANGELO (la domenica si legge quello proprio del tempo) LETTURA DAL VANGELO DI MATTEO:
quella volta si avvicinarono a Gesù dei farisei per metterlo alla prova e gli dissero: "è lecito mandar via la propria moglie per un qualche motivo?"
E Gesù rispose: "non avete letto nella Bibbia che Dio, il quale da principio creò l'uomo, li creò maschio e femmina? E disse:
"per questo l'uomo lascerà padre e madre e si unirà alla moglie e saranno due in una sola carne".
Perciò il marito e la moglie non sono più due ma una sola carne. Dunque non separi l'uomo, ciò che Dio ha così intimamente congiunto.
LAUS TIBI CHRISTE
 


OFFERTORIO
In questo momento il sacerdote offre al padre dei doni.
La nostra attenzione deve essere rivolta verso l'altare. Ciò che fa il sacerdote non sono dei gesti strani senza reale significato.
Egli offre al Padre dei doni, cioè del pane e del vino.
Questa offerta ci riguarda direttamente. Il sacerdote la compie a nome nostro e noi dobbiamo unirci intimamente a lui.
Questi doni di pane e di vino sono infatti il frutto della nostra vita, del nostro lavoro. Perciò attraverso di essi noi intendiamo offrire a Dio la nostra stessa vita.
E voi, o sposi, offritegli la vostra vita di amorevole unione.


DOPO IL SANCTUS (oppure dopo la preghiera della comunità)
Con l'inno del Sanctus ha inizio la grande preghiera della consacrazione. Per questa preghiera Gesù ci è donato dal Padre sotto le apparenze del pane e del vino.
Stiamo attenti: Dio ci dona se stesso!


Per unirci meglio alla preghiera del sacerdote leggiamo una parte di tale preghiera:
"Prima della festa di Pasqua, Gesù sapendo che era giunta la ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino al segno supremo e durante la cena disse loro: Vi do un comandamento nuovo, cioè che vi amiate scambievolmente. Amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi. Proprio da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri.


E al termine della cena, Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane, nelle sue mani sante e venerabili e alzati occhi verso il cielo, cioè verso Dio, suo Padre Onnipotente,rendendogli grazie, lo benedì, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli dicendo: Prendete e mangiatene tutti perché questo
è il mio corpo.* Allo stesso modo, al termine della cena, prese questo calice, nelle sue mani sante e venerabili, e rendendo grazie al Padre, lo benedì e lo diede ai suoi discepoli dicendo: Prendete e bevetene tutti perché questo è il calice della nuova alleanza nuova ed eterna,mistero di fede, che viene versato per voi e per la moltitudine, in remissione dei peccati. Ogni volta che farete questo, lo farete in ricordo di me."


*(se è necessario attendere che il sacerdote incominci la consacrazione del vino).


AL PATER NOSTER
Per omnia saecula saeculormn: Amen! (subito dopo:)
Tutti insieme a voce alta recitiamo il Pater noster, poiché il Signore, attraverso il dono del suo Amore, ci ha resi figli di e fratelli fra noi e ci ha insegnato a pregare così:
PATER NOSTER...
SUBITO DOPO IL PATER:
Il Sacerdote ora prega così: (vedi libretto degli sposi)


POSTCOMMUNIO
O Signore, accompagna questi sposi con la tua benedizione e con la tua costante presenza e conservali nella pace e nell'amore per tutta la vita.
DOPO ITE MISSA EST DEO GRATIAS.
(vedi libretto degli sposi).